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Un tentativo per uscire dal ghetto dei pregiudizi
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Questo blog sta spudoratamente con Israele e, riprendendo un post di Victor Davi Hanson, gentilmente già tradotto daCamillo non metterà in dubbio le sue idee, ma lo potrebbe fare se:
-
Sharon sospenderà tutte le elezioni e pianificherà un decennio di governo che non potrà essere messo in discussione.
-Sharon sospenderà tutte le inchieste giudiziarie sulle sue attività fiscali e i membri della sua famiglia spenderanno a Parigi i milioni di dollari dati a Israele come aiuti umanitari.
-Tutte le le televisioni e i giornali israeliani saranno censurati dal partito Likud.
-Squadracce di assassini israeliani entreranno in Cisgiordania con la precisa intenzione di far saltare in aria donne e bambini arabi.
-I bambini e adolescenti israeliani saranno addobbati con esplosivi sotto le camicie per andare a uccidere famiglie palestinesi.
-Le folle israeliane si precipiteranno in strada per immergere le mani nel sangue dei loro morti e poi marceranno invocando omicidi di massa di palestinesi.
-I rabbini pronunceranno sermoni pubblici con cui ritraggono i palestinesi come figli delle scimmie e dei maiali.
-I testi scolastici israeliani diranno che gli arabi fanno sacrifici umani e riti omicidi.
-I principali politici israeliani, senza che nessuno li rimproveri, invocheranno la distruzione della Palestina e la fine della società araba in Cisgiordania.
-I membri del partito Likud linceranno e uccideranno, come se fosse normale, e senza processo, i propri oppositori.
-I fondamentalisti ebrei uccideranno le donne colpevoli di adulterio e resteranno impuniti perché sosterranno di aver salvaguardato l'onore della famiglia.
-La televisione israeliana trasmetterà - accompagnati da musica patriottica ­ gli ultimi messaggi registrati di assassini suicidi che hanno massacrato dozzine di arabi.
-I manifestanti ebrei faranno una parata per strada e vestiranno i loro bambini da assassini suicidi.
-I newyorchesi pagheranno 25 mila dollari di taglia per ogni palestinese ucciso da un assassino israeliano.
-I militanti israeliani uccideranno un ebreo per sbaglio e poi si scuseranno dicendo che pensavano fosse un arabo, al fine di tacitare la società israeliana.
-Gli ebrei entreranno nei villaggi arabi di Israele per mitragliare donne e bambini.
-Le figure pubbliche israeliane, come se fosse una cosa normale, minacceranno di colpire gli Stati Uniti con attacchi terroristici.
-Bin Laden sarà un eroe popolare a Tel Aviv.
-Gli assassini ebrei uccideranno diplomatici americani e la società ebraica darà loro ospitalità.
-I cittadini israeliani celebreranno le notizie secondo cui tremila americani sono stati assassinati.
-I cittadini israeliani esprimeranno sostegno per i tentativi dei supporter di Saddam di uccidere gli americani in Iraq.
-Gli israeliani ameranno la morte e gli arabi vorranno bersi in pace un caffé da Starbucks.

Lo statuto di Fatah



"
Israele è una delle rare cause che sostengo. Neri e ebrei sono legati da una storia comune di persecuzioni"
Ray Charles, "The Genius", cantante e pianista.









Carlo Panella
I piccoli martiri assassini di Allah
pp. 224 - Euro 12,90 - Edizione in brossura con sovraccoperta. Indottrinamento scolastico, religioso, mediatico; cortometraggi di propaganda appositamente studiati per annullare la naturale paura della morte; canzoncine e giochi che esaltano il suicidio e il martirio. Sono terribili ed eclatanti i documenti raccolti in questo saggio. Oggi un’intera generazione di ragazzini, vittime dell’indottrinamento e della propaganda crede che la morte per Allah in guerra sia la più elevata impresa conseguibile in vita. Questa educazione è un’onta indelebile, un abuso, un terribile pregiudizio per il futuro della regione e del pianeta.

Carlo Panella
, autorevole osservatore dell’intricato scenario mediorientale, analizza la nuova, terribile arma del terrorismo islamico: il martirio degli shaid–killer, i suicidi-assassini, diventati ormai parte integrante nel progetto di una società islamica fondamentalista. "È questo, per chi ha occhi per vedere, il nuovo volto di un vecchio cancro che l’Europa ha tristemente conosciuto: il totalitarismo".

 



l'educazione impartita ai bambini palestinesi - This is what is taught to palestinian children

"Avremo la pace quando gli arabi ameranno i loro figli quanto odiano noi" - Golda Meir

E
’ ovvio che tutti i morti chiamano compassione, che le vittime non stanno da una parte sola, che in Medio Oriente non è quasi possibile distinguere il sangue dei vinti da quello dei vincitori, perché è in corso una lotta esistenziale la cui conclusione è tutt’altro che certa, e il cui unico sbocco umano possibile è la pace. Ma non è ovvio, anzi è uno scandalo, che il terrorismo sia rubricato sotto la voce “resistenza”, che non si capisca quanto sia di rigore il dovere di amare un paese così, affetto da questa piaga, lacerato e insanguinato nel modo che vedete, e non in metafora, ma alla lettera. E gli scandali devono venire alla luce.Il terrorismo è una paura dell’invisibile, e questa paura forgia le coscienze degli occidentali che cedono terreno alla sua logica nell’invisibilità. (...) - Da «Amiamo la vita più di quanto loro amano la morte» Il Foglio 3/2/2004.

Israele rappresenta un caso unico: quello di uno Stato al quale si contesta il diritto di esistere. La politica israeliana si può comprendere chiaramente solo alla luce di questa realtà. Tutti i timori, le preoccupazioni, le angosce dei miei amici israeliani, compresi quelli più impegnati per la pace, si riassumono nella paura di vedersi negare il diritto di esistere. Una paura che non cesserà finché questo diritto non sarà garantito. E finché durerà questa paura, l´unica reazione possibile sarà quella di dire: «Mai più ci lasceremo condurre docilmente al massacro come agnellini inermi». (...) Chi non lo comprende, e non tiene presente al tempo stesso il fatto che fin dal primo momento l´esistenza stessa del neonato Stato d´Israele veniva contestata da parte araba, con mezzi militari e sempre nuove minacce, non può comprendere qual è veramente la posta in gioco nel conflitto mediorientale. Se guardiamo alla situazione attuale, non possiamo ignorare le sofferenze dei palestinesi, i morti, le molte vittime innocenti, dall´una e dall´altra parte. Ma questo conflitto potrà arrivare a una soluzione soltanto quando il diritto alla esistenza dello Stato di Israele e dei suoi cittadini sarà garantito al di là di ogni possibile dubbio. (...) Da "Vedere l'Olocausto in atto" di Joschka Fischer su La Repubblica del 3/2/2004.

Che i profughi palestinesi siano delle povere vittime, non c'è dubbio. Ma lo sono degli Stati Arabi, non d'Israele. Quanto ai loro diritti sulla casa dei padri, non ne hanno nessuno perché i loro
padri erano dei senzatetto. Il tetto apparteneva solo a una piccola categoria di sceicchi, che se lo vendettero allegramente e di loro propria scelta. Oggi, ubriacato da una propaganda di stampo razzista e nazionalsocialista, lo sciagurato fedain scarica su Israele l'odio che dovrebbe rivolgere contro coloro che lo mandarono allo sbaraglio. E il suo pietoso caso, in un modo o nell'altro, bisognerà pure risolverlo. Ma non ci si venga a dire che i responsabili di questa sua miseranda condizione sono gli «usurpatori» ebrei. Questo è storicamente, politicamente e giuridicamente falso. Dal «Corriere della Sera», Indro Montanelli, 16 settembre 1972.

(...) l'11 marzo l'Europa ha pagato caro il suo pacifismo filoislamico: 200 morti innocenti, il più  terribile attentato mai vissuto nel vecchio continente. 
(...) Sarebbe giusto capire finalmente la tragedia che vive Israele da anni e sarebbe giusto pensare che noi abbiamo vissuto 130 volte l'11 marzo in tre anni e mezzo. 130 attentati suicidi in un Paese piccolo come una regione italiana. Dopo ogni attentato sentivamo i commenti più atroci: " lotta di liberazione, non hanno altra possibilita'che il terrorismo, militanti per la libertà, occupazione militare, peggio per loro (cioè noi)". Mai una normale parola di comprensione per i nostri bambini lacerati dai chiodi e dall'esplosivo. Una bambina di sette mesi è la più piccola vittima di Madrid. La sua morte dovrebbe pesare sulla coscienza di chi ha sempre tentato di giustificare il terrorismo islamico.
La sua morte, come quella delle altre vittime, dovrebbe togliere il sonno a chi esaltava Durban, a chi approvava i cortei pacifisti urlanti "Bush e Sharon Boia" e ai capetti europei sempre pronti a calare le braghe davanti alle dittature islamiche. Io li porterei tutti a Madrid e li farei stare sull'attenti davanti ai pezzi dei corpi delle vittime dei fratellini di Bin Laden, Arafat e Saddam Hussein.
Deborah Fait su Informazione corretta 13/03/2004.



Quattro giorni più tardi, 16/10/2000 il quotidiano palestinese di Ramallah "Al Hayat Al Jadida" pubblicava il seguente appello:
Chiarimenti speciali dal rappresentante italiano della rete televisiva ufficiale italiana. Miei cari amici di Palestina, ci congratuliamo con voi e crediamo che sia nostro compito mettervi al corrente degli eventi che hanno avuto luogo a Ramallah il 12 ottobre. Una delle reti private italiane, nostra concorrente, e non la rete televisiva ufficiale italiana RAI, ha ripreso gli eventi; quella rete ha filmato gli eventi. In seguito la televisione israeliana ha mandato in onda le immagini così come erano state riprese dalla rete italiana e in questo modo l’impressione del pubblico è stata che noi, cioè la RAI, avessimo filmato quelle immagini. Desideriamo sottolineare che le cose non sono andate in questo modo perché noi rispettiamo sempre e continueremo a rispettare le procedure giornalistiche dell’Autorità Palestinese per il lavoro giornalistico in Palestina e siamo attendibili per il nostro lavoro accurato. Vi ringraziamo per la vostra fiducia e potete stare certi che questo non è il nostro modo d’agire (ossia nel senso che non lavoriamo come le altre reti televisive). Non facciamo e non faremo cose del genere. Vi preghiamo di accettare i nostri migliori auguri. Riccardo Cristiano,Rappresentante della rete ufficiale italiana in Palestina
(grazie alla segnalazione di Barbara).

 

Esperimento consiglia:

 

24 giorni La verità sulla morte di Ilan Halimi di Ruth Halimi ed Emilie Frèche. Traduzione di Barbara Mella, Elena Lattes, Marcello Hassan. Ed. Belforte

A lie gets halfway around the world before the truth has a chance to get its pants on. Winston Churchill (grazie ad Old Toni)

«L'antisemitismo è qualcosa che minaccia la vita degli ebrei ma devasta, a volte in maniera irrimediabile, le coscienze dei non ebrei. È giunto il momento di raccontare quelle sgradevoli verità che non siamo ancora riusciti né a confessare né a confessarci del tutto.»


   Il sistema costituzionale dello Stato di Israele
dalai lama


*LIST
JEWISH BLOGGERSJOIN*



(Grazie a Dandy che è l'autore del bellissimo manifesto e a Bautzetung promotore della lista il cui motto è "Né di qua né di là!!!")

TOCQUEVILLE,  la città dei liberi.

Premessa. – Introduzione. – I. Profili storici (E. Ottolenghi). – II. Costituzione e Fonti del Diritto (A. Mordechai Rabello). – III. La Forma di Governo (E. Ottolenghi). – IV. I partiti politici (A. Mordechai Rabello e A. Yaakov Lattes). – V. Le libertà fondamentali (S. Navot). – VI. L’ordinamento giudiziario (S. Goldstein e A. Mordechai Rabello). – VII. La giustizia costituzionale (T. Groppi). – Orientamenti bibliografici (a cura di Francesca Rosa).
 

 



 



                                         

>
A lie gets halfway around the world before the truth has a chance to get its pants on. Winston Churchill (grazie ad Old Toni)



Grazie a Watergate che ha migliorato notevolmente questa homepage

E voi cosa proponete? Andreacaro è convinto che una risata ci seppellirà.


 

Diario | Dai mass media italiani | Dall'estero | Satira, musica, balli | Interventi, riflessioni, commenti |
 
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24 gennaio 2012

L'antisemitismo trionfante alla vigilia del Giorno della Memoria

  Questa vignetta che ripropone i peggiori stereotipi dell'antisemitismo classico, ha tutti i diritti, la vittima di questo scempio, invece, deve subire in silenzio. E Vauro, magari, ha anche la faccia tosta di commemorare il Giorno della Memoria?
Tutta la mia solidarietà, oltre che a Fiamma Nirenstein, a Peppino Caldarola e Pier Luigi Battista

18 gennaio 2012

In Iran si fa guerra perfino alle bambole

Fatima contro Barbie sui banchi dei bazar iraniani e nell'immaginario delle bambine. E' guerra delle bambole in Iran, con i conservatori sempre in guardia contro l'influenza dei modelli culturali occidentali ed i bambini sempre alla ricerca di giochi, zainetti e articoli di cartoleria con le effigi dei cartoni preferiti, da Garfield a Spiderman, da Cars a Toy Story. Ma e' quella delle bambole la battaglia piu' importante, perche' riguarda il modello femminile che viene offerto alle bambine. E contro la Barbie della statunitense Mattel e' ripresa una guerra, dichiarata dai settori piu' tradizionalisti dell'establishment iraniano gia' nel 1996, e da allora mai conclusa.

Nel frattempo pero' la slanciata e bionda bambolina, che ha da tempo superato indenne la soglia critica dei 50 anni, ha conquistato generazioni di piccole iraniane che, ormai divenute mamme, tuttora la cercano nei bazar del Paese. La ricerca pero' da qualche tempo si e' fatta di nuovo difficile, dal momento che la polizia ne ha vietato la vendita ai commercianti, come conferma il sito conservatore Mashreghnews. Alcuni pero' si sono limitati a toglierla dalle vetrine per nasconderla dietro il bancone, sostituendola con la sua concorrente islamicamente corretta, Fatima. Non una donnina sexy, come la sua navigata concorrente a stelle e striscie, ma una bambina paffutella dai grandi occhi neri, vestita con velo e abiti tradizionali.

 

Lanciata circa un anno fa con l'invito alle famiglie ad incoraggiarne l'uso fra le proprie figlie, la nuova 'creatura' era stata concepita per riuscire nella missione fallita in precedenza da Sara e Dara, i due bambolotti alternativi a Barbie e Ken messi sul mercato nel 2002. Allora il Centro per lo sviluppo intellettuale dei bambini e dei giovani, un ente statale creato prima della Rivoluzione su iniziativa della moglie dello Scia', Farah Diba, aveva lanciato Sara e Dara per promuovere la ''cultura nazionale'' e i ''valori morali'' dei bambini. Dara e' un bimbetto bruno abbigliato in stile 'casual', mentre la ''sorella gemella'' Sara indossa un abito tradizionale, ha in testa un foulard e conserva nel guardaroba anche un ampio chador.

Ma Barbie ha continuato ugualmente ad imporsi non solo nelle famiglie piu' laiche - la societa' iraniana e' spesso caratterizzata da un grande divario tra l'abbigliamento e i comportamenti che si mostrano in pubblico, e quelli del privato - ma anche in quelle piu' religiose, con le piccole tiranne di casa capaci di ottenere gli stessi giochi delle amichette. ''Barbie, amazzone culturale della Nato - si legge sul sito conservatore Jahan - si e' imposta gradualmente nella vita delle piccole iraniane realizzando gli obiettivi del nemico''. Di mezzo poi si e' messa anche la Cina, dato che il 70% dei colorati articoli per la scuola e l'infanzia di gusto occidentale che si vedono nei negozi - ha riferito un commerciante citato dalla Mehr - vengono appunto da quel Paese, mentre il resto entra di contrabbando oppure viene fabbricato in Iran. Insomma, ormai la guerra contro l'influenza culturale dell'Occidente l'Iran la deve combattere su due fronti, compreso quello della grande potenza asiatica, peraltro alleata contro le sanzioni che l'Occidente vuole imporre a Teheran per 'punire' i suoi piani di sviluppo nucleare.

Dall'Ansa

17 gennaio 2012

Libano, paradiso per i mercanti d'armi

 Una tragedia per chi ci lascia la pelle. Un affare per chi vende armi o combatte al soldo del regime. Sono i due volti della guerra civile siriana, i due filoni su cui s'intrecciano gli affari dei trafficanti d'armi libanesi e quelli delle Shabiha, le gang assoldata dal regime per intimidire ed uccidere gli oppositori. La piazza più sicura e più redditizia per questi affari maledetti è il Libano. Lì dal 1975 in poi si sono consumate un'interminabile guerra civile e lo scontro tra Hezbollah e Israele. Lì proliferano i trafficanti d'armi. Lì enormi depositi d'armi attendono il miglior offerente. Il Libano, la città sunnita di Tripoli e ampi settori della frontiera settentrionale con la Siria sono anche la grande retrovia della rivolta contro il regime di Assad. Da lì partono le rotte clandestine che garantiscono i rifornimenti ai militanti asserragliati nel cuore di Homs, città simbolo della rivolta contro Bashar Assad. Là opera quella borsa clandestina della guerra che registra un inarrestabile boom nelle vendite di pistole, kalashnikov, mitragliatrici e lanciagranate anticarro.
I listini di questi traffici sono un indicatore delle tendenze del conflitto. E non inducono certo all'ottimismo. Le pistole Glock - richiestissime per l'ingombro limitato, la precisione e i caricatori capaci di contenere fino a più di 30 colpi - registrano rincari del 30 per cento passando dai 1500 agli oltre 2000 euro. Bazzecole rispetto al kalashnikov, l'arma individuale di cui nessuno può fare a meno. In poco più di sette mesi il prezzo di un Ak 47 in buone condizioni è passato da 850 euro ad oltre 1500 euro. Ma chi vuole sfoggiare la versione a canna corta, tanto amata da Bin Laden, deve rassegnarsi a sborsarne almeno 4500 contro i poco più 2000 di qualche mese fa. Anche la vecchia dashaka, la ponderosa mitragliatrice DShK calibro 12,7 dell'era sovietica famosa per incepparsi una volta sì e una no continua ad esser assai richiesta. Per caricarsi sulla schiena quei 34 chili di ferraglia non bastano meno di 4000 mila euro contro i 2500 dello scorso marzo. L'arma in testa ai grandi rialzi di guerra è l'Rpg B7, il lanciarazzi anticarro che i sovietici copiarono dal Panzerfaust della Wehrmacht tedesca. Un anno fa quel tubone di ferro e il suo primitivo sistema di puntamento non valeva più di 700 euro. Oggi per portarselo a casa ce ne vogliono 1500. I suoi razzi a carica cava capaci di sventrare un blindato o un carrarmato di vecchia concezione sono merce ancor più prelibata. Le loro quotazioni sono quintuplicate passando dai 400 agli oltre 2000 euro per colpo.
La grande richiesta di quest'arma fa capire come i ribelli stiano ormai affrontando in campo aperto i blindati usati per sedare le proteste nelle città. «Quei prezzi sono pazzeschi, ma è tutta roba che va in Siria… lì Rpg, kalashnikov e dashaka sono la mercanzia più richiesta», conferma Abu Rida, un mercante d'armi libanese intervistato dal Times. Quei traffici d'armi e i bilanci di un conflitto già costato quattromila vite fanno anche la fortuna dei fedelissimi del regime. Preoccupato dalla scarsa fedeltà di un esercito formato in maggioranza da sunniti Assad ricorre sempre più a milizie «mercenarie». Le più temute sono le Shabiha. Il loro nome significa «come fantasmi» e molti degli avanzi di galera che le compongono vengono reclutati tra la minoranza alawita a cui appartiene la famiglia Assad. Ma anche il costo delle Shabiha è in continuo aumento. Fino a qualche mese per mandarli a uccidere e morire bastavano 30 euro al giorno. Oggi ce ne vogliono molti di più. È il business della guerra. E chi non paga muore.

Da Il Giornale


(Mentre a Gaza si è verificato il solito incidente sul lavoro)

12 gennaio 2012

Violenze sciite-libanesi

 Una bomba è stata fatta esplodere da sconosciuti la notte scorsa contro un negozio di bevande alcoliche nel sud del Libano, l'ultimo di una serie di attentati di questo genere, non rivendicati, in un'area a maggioranza musulmana sciita. Lo rende noto l'agenzia libanese Nna. L'esplosione, avvenuta a Sarafand, una cinquantina di chilometri a sud di Beirut, ha danneggiato gravemente il negozio preso di mira e, in misura minore, altri vicini. Ma non ci sono state vittime. In Libano, Paese multiconfessionale, la vendita e il consumo di alcol è legale e tollerato in molte aree, ma non in alcune a maggioranza musulmana.


Da AnsaMed

“Mi sento solo, abbandonato da uno Stato incapace di proteggere i suoi cittadini”. Così il giornalista Nello Rega, ancora sotto shock, commenta l’ennesimo atto intimidatorio commesso ai suoi danni la scorsa notte presso la sua abitazione romana, dove un ordigno di fabbricazione artigianale ha danneggiato la porta del suo appartamento. Il giornalista di Televideo Rai si trovava all’interno della casa quando ha sentito una forte esplosione, oltre all’ordigno è stata rinvenuta una lettera contenente ingiurie e minacce a firma di un generico gruppo "Hezbollah".
Rega è autore del libro “Diversi e Divisi” sulla convivenza fra cristiani e islamici, dal 2009 (dopo la pubblicazione del volume) è oggetto di minacce e intimidazioni culminate con l’attentato subito lo scorso anno nei pressi di Potenza, quando sulla sua auto in corsa furono esplosi alcuni colpi di arma da fuoco. A seguito di quell’episodio al giornalista fu assegnata la scorta, revocata poi lo scorso 31 ottobre dal prefetto di Potenza a causa di un indagine per simulazione di reato aperta dalla procura del capoluogo lucano. Contro il provvedimento di revoca Rega ha fatto ricorso al Tar di Potenza ed è in attesa della sentenza.

Da Basilicata.net

11 gennaio 2012

Hamas vieta l'ingresso a Gaza ai dirigenti di Fatah

Diretto dalla Cisgiordania verso Gaza per rafforzare gli accordi di riconciliazione palestinese, un dirigente di al-Fatah, Sakher Bseiso, è stato costretto ieri a rientrare anzitempo a casa dopo essere stato accusato da Hamas di aver «bestemmiato contro Dio». La notizia, riferita dal giornale di Hamas a-Risala, ha avuto grande eco nei Territori. Nella Striscia un attivista dei diritti civili, in forma anonima, ha accusato Hamas di imporre gradualmente alla popolazione uno stile di vita «medioevale». La missione dei dirigenti di al-Fatah cisgiordani (oltre a Bseiso includeva Muhammad al-Madani, Rawhi Fattuh ed Ismail Jaber) sembrava destinata a rafforzare la distensione in casa palestinese. Pochi giorni prima un altro dirigente di al-Fatah, Nabil Shaath, aveva infatti cordialmente incontrato a Gaza un dirigente di Hamas, Mahmud a-Zahar. Ieri era stata anche annunciata la disponibilità di massima delle due parti a liberare oltre un centinaio di detenuti politici, già fra un settimana. Ma quando i dirigenti di al-Fatah hanno raggiunto il valico di Erez (Beit Hanun) fra Israele e Gaza, l'atteggiamento dei funzionari di Hamas li ha molto contrariati. «Ci hanno fatto attendere oltre un'ora» hanno protestato i primi. «Ci hanno apostrofato con arroganza» hanno lamentato i secondi. Quando Bseiso ha espresso le proprie rimostranze senza più peli sulla lingua, i funzionari hanno colto due parole che a loro parere dovevano essere interpretate come una bestemmia inaccettabile. Bseiso nega da parte sua di aver espresso frasi blasfeme. I dirigenti di al-Fatah hanno comunque fatto dietro-front e sono rientrati in Cisgiordania. Intanto a Gaza City era già stato attivato il 'Ministero degli interni e della Sicurezza Nazionalè. Ed il banale diverbio era divenuto un 'casò. La stampa odierna scrive che se tornasse a Gaza Bseiso rischierebbe ora di essere trascinato davanti ad una corte per vilipendio della religione. Fonti locali precisano che finora a Gaza nessuno è stato condannato per blasfemia. Ma Hamas, aggiungono, non scherza: se qualcuno viene colto in flagrante in pubblico, rischia di essere condotto in un commissariato di polizia e percosso. La sensibilità della questione non è peraltro confinata alla sola Gaza di Hamas. Nell'ottobre 2010 i servizi di sicurezza di Abu Mazen arrestarono a Kalkilya (Cisgiordania) il 26.enne Walid al-Husseini, 'reò di aver scritto nel suo blog ('Ateo Orgogliosò) di non credere più nell'Islam per un insieme di convincimenti filosofici. Due mesi dopo, secondo alcune fonti stampa, al-Husseini pubblicò una lettera in cui ammetteva di essersi sbagliato ed i cancelli del carcere si aprirono.

Da La Stampa

9 gennaio 2012

Ed ecco cosa ci fanno i palestinesi con i regalini di Natale

I militari israeliani di guardia a nord di Jenin al valico di Salem tra la Cisgiordania e Israele hanno arrestato 4 palestinesi trovati in possesso di esplosivi, sventando cosi' un potenziale attacco. Secondo i militari i 4 avevano tentato di passare in Israele ma gli inquirenti stanno indagando se il loro potenziale bersaglio si trovasse in Israele o fosse un vicino tribunale militare israeliano.

Da AdnKronos
 

5 gennaio 2012

Altri regalini di Natale ai palestinesi

 Diecimila euro alla fondazione Giangiacomo Feltrinelli. Non solo. L' ultima giunta dell' anno, quella di giovedì scorso, ha deliberato una serie di micro finanziamenti. Un contributo da 10mila euro all' Arci per il progetto «Promozione dei diritti dei minori palestinesi», ad esempio, oppure il fondo da destinare al «progetto Peace Architecture for Education in Gaza Strip. Centro per l' infanzia a Gaza». Da oggi intanto scattano le nuove regole per la concessione dei patrocini comunali. Nasce il marchio di garanzia Milano, un unico logo identico per tutte le iniziative degli assessorati.

Dal Corriere della Sera

C'è qualche minuscola speranza che l'Arci chieda ai palestinesi di non finanziare, con quei soldi, i libri che inneggiano a Hitler?

3 gennaio 2012

Siria, ragazzi massacrati a bastonate

Picchiati ripetutamente a colpi di bastone e cavo elettrico da soldati dell'esercito lealista siriano: è la sorte di due giovani di una località della regione meridionale di Daraa, ripresi da un filmato amatoriale pubblicato nelle ultime ore su Internet. Il video (youtube/DPkoxm4befI), di cui non compare la data ma solo il luogo di realizzazione - Nuayma, villaggio vicino a Daraa - è stato presumibilmente ripreso da un soldato del regime o da un membro delle forze di sicurezza di Damasco mentre due suoi colleghi, in divisa militare, uno con un berretto e l'altro con l'elmetto, si accaniscono con un bastone e con un cavo elettrico usato a mo' di frusta, contro due giovani in abiti civili. Il filmato, pubblicato sul canale Youtube di Ugarit, una delle piattaforme mediatiche degli attivisti anti-regime, mostra i giovani, col volto coperto dalle loro stesse maglie e accucciati a terra, proteggersi con le mani e supplicare i militari di smettere di picchiarli. ''Non abbiamo armi, ve lo giuro, non abbiamo armi!'', ripete uno dei due giovani.

Ci sono anche due bimbi, di sette e otto anni, tra le dieci persone uccise - le prime del 2012 - nelle ultime 24 ore in Siria dalla repressione del regime di Damasco. Lo riferiscono stamani i Comitati di coordinamento locale degli attivisti, che pubblicano la lista dettagliata e aggiornata delle vittime, fornendo gli indirizzi Internet ai video amatoriali che mostrano le salme delle persone uccise.

"Nelle città siriane si spara ancora... è difficile determinare chi spari contro chi... il cessate il fuoco deve essere immediato e completo per assicurare la protezione dei civili", lo ha detto oggi il segretario generale della Lega Araba, in una conferenza stampa al Cairo trasmessa in diretta dalla tv panaraba al Arabiya.

La presa del regime di Bashar Assad sul proprio Paese si sta allentando e la Siria "rischia di uscire di controllo". Di conseguenza Israele deve mantenere grande vigilanza, perché le conseguenze potrebbero essere avvertite nelle alture del Golan o anche in una zona molto più vasta. Lo ha affermato oggi il ministro della difesa Ehud Barak, deponendo di fronte alla Commissione parlamentare per gli affari esteri e la difesa.

Secondo Barak, la situazione della famiglia Assad si sta aggravando, per un insieme di ragioni interne ed esterne. "Anche se è difficile prevedere con precisione il momento della caduta, la tendenza è evidente" ha detto Barak, secondo cui in assenza di una alternativa politica al regime non è comunque prevedibile per il momento un intervento esterno contro Assad. Secondo Barak, finora in Siria sono rimasti uccisi 5.000 civili e molte centinaia di militari. "Le defezioni sono molte, nei vertici siriani si aprono fessure" ha affermato. Anche se previsioni sul dopo-Assad sono difficili, secondo Barak è già chiaro che esso rappresenterà "un colpo per l'asse Iran-Siria-Hezbollah". Descrivendo a grandi linee le tendenze nella Regione, Barak ha rilevato che l'Iran porta avanti i propri progetti nucleari con grande determinazione malgrado le pressioni esterne; sono basse, ha aggiunto, le probabilità che nei suoi confronti vengano adottate "sanzioni paralizzanti. Il futuro parlamento egiziano, ha previsto, sarà di carattere islamico ed "esprimerà una agenda anti-israeliana", anche se per il momento i trattati di pace con Israele non sono in pericolo.


Da Leggo

2 gennaio 2012

Che succede?

Sul Cannocchiale non funzionano più i commenti ormai da diversi giorni :(...
Si spera che la Redazione li ripristini al più presto

30 dicembre 2011

L'Iran minaccia il mondo intero

L'Iran torna a minacciare l'Occidente. Lo fa paventando l'ipotesi della chiusura dello stretto di Hormuz, passaggio marittimo fondamentale, proprio davanti alle coste iraniane, che garantisce il transito di buona parte dei combustibili e del gas che arriva in Europa e non solo. La tensione è salita a livelli massimi dopo che Teheran ha avanzato questa minaccia, facendo andare su tutte le furie gli eterni rivali statunitensi.

Da Washington sono arrivati moniti e appelli nei confronti del governo iraniano sull'ipotesi di chiusura del passaggio che garantisce il transito del 40% del petrolio mondiale. Tutti ignorati dalle autorità governative del presidente Mahmoud Ahmadinejad, che anzi lamenta la presenza di una portaerei militare americana nei pressi dello stretto.

A questo punto la reazione delle truppe governative è stata netta: "non esiteremo a mettere in pratica la nostra strategia di difesa. Agiremo con una determinazione inedita". Si tratta di capire fino a dove si spingerà questa determinazione.

 

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dicembre